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La fotografia nasceva 180 anni fa; neppure cinquant’anni dopo dopo, sul finire dello stesso secolo, il cinematografo.

In un vortice di scoperte e innovazioni, la fotografia riusciva a congelare il movimento – mostrando particolari che neppure l’occhio umano riusciva a cogliere – conquistava il colore, semplificava e perfezionava i procedimenti. Nel frattempo il cinema si accorgeva delle possibilità narrative offerte dal montaggio, si arricchiva del sonoro, inventava gli effetti speciali.

Passo dopo passo, si arrivava al digitale e con esso sia la fotografia che l’audiovisivo, da elitari che erano, entravano nelle tasche di tutti, diventando un fenomeno di massa.

Chi abbraccia un apparecchio fotografico, una telecamera o un semplice smartphone raramente sa che quello che stringe in mano sia il frutto di un sogno antico quanto l’uomo: il sogno di catturare l’immagine, la luce, per andare oltre il segno, eludendo l’abilità manuale. Il sogno di costruire un occhio artificiale capace di fermare il tempo.

In un’epoca remota questo occhio era quello di un mammifero imbalsamato, un coniglio, sulla cui retina restava intrappolata per sempre l’ultima immagine che vi si era impressa. La fotografia per fortuna non sfrutta questo macabro principio. Alla retina essiccata preferisce i sali d’argento o il silicio, ma su questo fenomeno – che prende il nome di persistenza dell’immagine sulla retina – si basa la possibilità di percepire un movimento, laddove in realtà vi sono solo tanti fotogrammi in successione.

In passato, prima che si scoprisse la fotografia, si usava imbalsamare l'occhio di un coniglio. Sulla sua retina restava infatti impressa l'ultima immagine che il povero animale aveva visto.
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Ruben Lagattolla

Ruben Lagattolla è autore di documentari e reportages che toccano aspetti quali conflitti bellici, crisi umanitarie e cambiamento climatico.

Nonostante il taglio giornalistico dei suoi lavori, l’aspetto narrativo e quello della fotografia non vengono mai trascurati. La sua indagine è sempre in tensione tra l’inquadratura perfetta e la ricerca dell’attimo da catturare con la videocamera. Tra la ricerca del significato profondo dell’immagine e la funzionalità del significante scelto per essa.

Ha curato la fotografia di oltre cinquanta documentari e ha prodotto altrettanti reportages televisivi, principalmente per RSI (Radiotelevisione della Svizzera Italiana).

Nel mondo ha lavorato in Costa d’Avorio, Togo, Burkina Faso, Marocco, Sud Sudan, Ruanda, Iraq, Siria, Giordania, Turchia, Balcani, Palestina, Israele, India, Filippine, Ucraina, Perù ed Ecuador e nel bacino del Mar Mediterraneo.
Due volte l’anno tiene workshop sul reportage TV.

www.rubenfilms.com

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Sergio Marcelli

Sergio Marcelli nasce ad Ancona nel 1971.
Amante delle arti visive, si avvicina alla fotografia sin da bambino per approfondirla – dopo la maturità – con corso di visual design. Predilige il ritratto in studio, sperimenta l’uso della luce artificiale, lavora in medio o grande formato. Contemporaneamente si accosta all’audiovisivo, scoprendo una passione per il formato super 8.

Appena ventiseienne inizia la carriera da insegnante, prima per una scuola di cinema promossa dalla Mediateca delle Marche, poi come docente di fotografia dell’Accademia Poliarte, dove resta fino al 2017.

Nel 2000 si trasferisce a Berlino; qui entra in contatto del mondo artistico e realizza il suo primo cortometraggio che presenterà, nel 2007, al Festival Miden, in Grecia. Tornato in Italia nel 2004, lavora come fotografo commerciale pur continuando l’attività artistica e di ricerca.

L’esperienza maturata gli permette di pubblicare, nel 2016 per Hoepli Editore, il Trattato fondamentale di fotografia, un manuale accolto con entusiasmo dal pubblico e adottato da diverse scuole di fotografica. L’anno successivo inizia la realizzazione di un documentario biografico prodotto da LaDoc Film di Napoli e centrato sulla figura del musicista FM Einheit. Nello stesso periodo diventa coordinatore dei corsi video del Marche Music College di Senigallia.

Il suo lavoro di ricerca è presentato alla IX Edizione di Fotografia – Festival internazionale di Roma (2010) ed in diverse città italiane ed europee attraverso esposizioni personali e collettive.
Di lui hanno scritto: G. Bonomi, C. Canali, K. Hausel, G. Perretta, G. R. Manzoni, M. R. Montagnani, e G. Tinti.

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Roberta Vinaccia

Roberta Vinaccia si laurea in Filologia moderna con una tesi in Filosofia del testo, pubblicata poi col titolo “L’occhio che sente. Cinema e sintassi dello sguardo“.

Dopo il diploma come videomaker collabora alla realizzazione di video, lungometraggi e web serie, lavorando su numerosi set. Insegna Italiano nelle scuole superiori.

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Fabrizio Redaelli

Nato ad Ancona nel 1971, inizia a scattare le prime fotografie all’età di 7 anni, ereditando la passione dal padre. Dopo gli studi frequenta la scuola di Visual Design dove approfondisce tecniche di scatto, di illuminazione e camera oscura, prendendo confidenza con il medio formato e il banco ottico. Inizia collaborazioni per la realizzazione di diversi servizi di moda.

Nel 2008 svolge il ruolo di Direttore della Fotografia e Operatore di Ripresa nel film “La Polinesia è sotto casa”. La sua passione è catturare attimi di vita, per poi raccontarli, interpretarli e trasmettere le proprie emozioni vissute in quell’istante.

Appassionato di snowboard, ama la vita all’aria aperta e la natura, verso la quale nutre un profondo rispetto.

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Gabriele Zannotti

Gabriele Zannotti nasce nel 1993 a Jesi, nel cuore delle Marche.

Seguendo la passione per l’illustrazione si iscrive al Poliarte – Centro Sperimentale di Design, durante il quale si avvicina alla Grafica e alla Fotografia, con la fortuna di scoprirne le basi analogiche.

Dal 2017 è il direttore artistico della Premiata Fonderia Creativa, agenzia di branding organizzatrice del Brand Festival italiano.

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