Immagine in movimentoStoria di una pastorale americana che non si lascia imprigionare

Roberta Vinaccia6 Aprile 2022416 min

Una scelta coraggiosa ma troppo avventata. Un esordio alla regia con un film tratto dal Libro dei libri, che ottiene il più triste dei risultati. Per quanto sia detestabile e sempre sconsigliabile il paragone fra opera letteraria e opera cinematografica quando è destinato a creare una gerarchia o quando, nel peggiore dei casi, ci si era aspettati di vedere una trasposizione cosiddetta “fedele” (i risultati più beceri sono stati conseguiti nelle trasposizioni cinematografiche proprio inseguendo questo obiettivo), stavolta non c’è scampo. Perché, se lo si è letto, è umanamente impossibile non tornare con la mente ad un libro come Pastorale americana. E il confronto viene da sé.

Si vede che McGregor vorrebbe metterci del suo e fa trasparire un impegno forte; eppure non basta. Costruisce un film piano, classico; utilizza alcuni punti del libro -a nostro avviso i meno necessari- quasi come fossero una sceneggiatura, li trasforma in altro e li banalizza. Mette insieme una vicenda lineare cercando di far combaciare tutti i pezzi, di eliminare i dubbi, senza capire che la storia che ha scelto non ha bisogno di essere una vicenda, non ha bisogno di essere raccontata in modo che fili, i pezzi non devono combaciare ma devono essere indagati proprio in quanto slegati, profondi, inquieti. Il libro creava domande, il film cerca di dare risposte un po’ noiose, di consolidare ciò che era impossibile tenere insieme.

Si punta moltissimo sulla fotografia, sui costumi, sui filmati di repertorio (inseriti bene in alcuni punti) ma si dimenticano totalmente gli snodi nevralgici della storia: l’incontro iniziale fra lo scrittore e Seymour, che innesca la riflessione dell’autore, il ruolo di Jerry, fratello del protagonista, lo spessore di altri personaggi come Sheila, la psicoterapeuta di Merry che ha una relazione con lo Svedese (banalizzato dunque anche in questo, appiattito nella sua totale bontà, nel suo perbenismo borghese che invece cercava di nascondere un disagio profondo), la figura di Lou Levov che nella pellicola diventa incredibilmente un simpatico bonaccione, gli emblematici coniugi Orcutt e il fatidico episodio della forchetta, cruciale per giungere alla drammatica riflessione finale. La figura di Rita Cohen sembra l’unica che riesca ad aprire a degli interrogativi, ma è privata tuttavia delle sfaccettature più importanti come ad esempio il riferimento all’amore per Merry. Manca un approfondimento sulla questione della balbuzie, sul rapporto tra la bellissima Down e sua figlia: da amorevole, intelligente bambina la ritroviamo bruscamente adulta e arrabbiata con il mondo. Ci chiediamo invece a cosa sia servito esordire con la festa nel liceo, se utilizzata così; a cosa sia servita a questo punto la figura dello scrittore o quella di Jerry.

L’orizzonte è chiuso, il respiro mozzo. Dov’è la storia americana? Dove sono il passato e il futuro della famiglia Levov? La giovinezza di Seymour si può riassumere con qualche foto? Nel finale, che arriva davvero troppo presto, si snatura totalmente il racconto. La trama non reggerebbe comunque e non godiamo nemmeno del beneficio del dubbio. Che sia un sogno? Una scena onirica? No. Tutti vedono Merry, una ripulita e sana Merry che contro ogni logica decide di uscire allo scoperto solo dopo la morte del padre, per andare al suo funerale. Come se avesse importanza.

Il film porta a chiedersi chi abbia ragione, a schierarsi. Ha ragione lo Svedese? Meglio parteggiare per sua figlia? Il libro presentava un mondo che mutava, andava oltre la classica tensione moraleggiante della lotta fra bene e male e si concludeva non a caso con un quesito, quella fatidica domanda su un mondo che crolla a pezzi.

Roberta Vinaccia

Roberta Vinaccia si laurea in Filologia moderna con una tesi in Filosofia del testo, pubblicata poi col titolo "L’occhio che sente. Cinema e sintassi dello sguardo". Dopo il diploma come videomaker collabora alla realizzazione di video, lungometraggi e web serie, lavorando su numerosi set. Insegna Italiano nelle scuole superiori.

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