Immagine in movimentoLa Comune, o della famiglia surrogata

Roberta Vinaccia11 Giugno 2020905 min

Thomas Vintenberg ha esordito con Festen, facendo a pezzi la famiglia intesa come elemento base della società borghese e pattumiera di tutte le sue frustrazioni. Da allora sembra che non riesca a smettere di indagare le dinamiche intrinseche ed estrinseche non solo della famiglia in quanto tale, ma anche dei differenti gruppi umani che con le sue contraddizioni la stessa società contribuisce a generare, siano essi ragazzi-non-più-reietti perché uniti in lotta contro il mondo (il sottovalutato Dear Wendy) o una piccola ma feroce comunità di paese impegnata in un particolare processo all’orco (Il sospetto).

Con La comune Vintenberg non rinuncia al suo consolidato sguardo. Presentato alla Berlinale 2016, il film è una messa in scena trasfigurata dei ricordi dello stesso regista, partecipe insieme ai genitori di un’esperienza di vita in una comune. Per far fronte alle spese e ravvivare un monotono matrimonio, Anna, giornalista televisiva, convince il marito Erik, inizialmente riluttante, a ospitare in casa (dietro pagamento di congruo affitto) amici e conoscenti selezionati da colloquio preventivo. Si tratterà di sette adulti, di una adolescente in cerca di affetto e di un bambino con una grave malattia, questi ultimi due maschere trasfigurate dell’esperienza vissuta in prima persona dal regista: tutti sotto lo stesso tetto, attorno allo stesso tavolo.

La diegesi del film lascia tuttavia la dimensione condivisa della comune per concentrarsi sul trittico Erik, Anna e la loro figlia Fraja, ossia la famigliola mononucleare, che ruba la scena non appena subentra la più classica delle crisi: Erik tradisce Anna con una sua allieva, l’elemento proveniente dalla società esterna (e sua incarnazione), e Anna, pur di rimanere fedele alla sua idea di comune e in un tentativo bislacco di superare il delicato momento, invita il marito a ospitare la giovane amante nella casa.

Col suo sguardo lucido e disincantato ma anche intriso di vaga nostalgia per l’aver tentato qualcosa di cui non rinnega niente, il regista riesce a cogliere l’essenza di quello che nei fatti sono tali esperienze di vita, mosse sia da necessità concrete di sopravvivenza quotidiana ma anche da un inconscio bisogno di reale ed umana condivisione. La comune però è di per sé un paradosso che vive di due dimensioni spaziali distinte che nei fatti non ce la fanno a separarsi: nata in seno alla società per costruirne un’altra, internamente diversa, non ce la fa ad essere altro, e non può che esserne surrogato e ricalcare le sue medesime categorie. Ma come uscire da questo paradosso?

So goodbye yellow brick road,
where the dogs of society howl…

 

Roberta Vinaccia

Roberta Vinaccia si laurea in Filologia moderna con una tesi in Filosofia del testo, pubblicata poi col titolo "L’occhio che sente. Cinema e sintassi dello sguardo". Dopo il diploma come videomaker collabora alla realizzazione di video, lungometraggi e web serie, lavorando su numerosi set. Insegna Italiano nelle scuole superiori.

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