Immagine in movimentoUn appunto sul super 8

Sergio Marcelli30 Aprile 20202144 min

Per gli amanti del cinema il super8 è certamente uno degli strumenti più interessanti con cui si possa lavorare e sperimentare.

Le cineprese super 8 della Beaulieu sono le uniche a permettere tutti i controlli manuali

Nonostante si tratti di pellicola, e quindi di un supporto comunque costoso, il formato permette di contenere i costi entro limiti abbordabili e bene regge il confronto con il digitale, anche grazie ad un mercato di cineprese usate di tutti i prezzi. D’altro canto, qualche limite il super 8 lo ha. Venduto in caricatori simili alle vecchie cassette musicali, la sensibilità ISO è letta in automatico dalla cinepresa grazie ad un sistema a tacche presente nello stesso caricatore. Unica eccezione a questa regola sono le cineprese Beaulieu che permettono di regolare manualmente il valore ISO. In tutti gli altri apparecchi bisogna quindi verificare se vi sia corrispondenza tra le sensibilità pre-impostate e le pellicole oggi in commercio. Va difatti osservato come le emulsioni attuali siano molto più rapide di quelle di quaranta, cinquant’anni fa. Il catalogo Kodak offre un ventaglio di emulsioni in bianco e nero e a colori, invertibili e negative, che va dai 50 ai 500 ISO. Considerando che le pellicole del passato si aggiravano sui 25-40 ISO, è facile capire come molte cineprese oggi valgano solo come oggetti da collezione. Fanno eccezione solo i modelli di spicco, o quelli dove comunque è possibile regolare l’esposizione manualmente e quindi lavorare con un esposimetro manuale esterno.

Il Kodachrome, una pellicola invertibile a colori nata nel 1936, aveva una sensibilità di 25 o 40 ISO

Prima di acquistare una cinepresa usata è bene verificare quindi se sia compatibile con le pellicole in commercio. Per questo è possibile scaricare il notch ruler (http://super8wiki.com/index.php/Super_8_Cartridge_Notch_Ruler) un apposito cartoncino con cui si può verificare i diversi indici di esposizione letti dalla macchina da presa. Meglio ancora è cercare una copia in pdf del libretto d’istruzioni che in genere è facilmente reperibile sul web e dare un’occhiata alle caratteristiche della cinepresa che si vuole acquistare.

Sergio Marcelli

Sergio Marcelli nasce ad Ancona nel 1971. Amante delle arti visive, si avvicina alla fotografia sin da bambino per approfondirla – dopo la maturità – con corso di visual design. Predilige il ritratto in studio, sperimenta l’uso della luce artificiale, lavora in medio o grande formato. Contemporaneamente si accosta all’audiovisivo, scoprendo una passione per il formato super 8. Appena ventiseienne inizia la carriera da insegnante, prima per una scuola di cinema promossa dalla Mediateca delle Marche, poi come docente di fotografia dell’Accademia Poliarte, dove resta fino al 2017. Nel 2000 si trasferisce a Berlino; qui entra in contatto del mondo artistico e realizza il suo primo cortometraggio che presenterà, nel 2007, al Festival Miden, in Grecia. Tornato in Italia nel 2004, lavora come fotografo commerciale pur continuando l’attività artistica e di ricerca. L’esperienza maturata gli permette di pubblicare, nel 2016 per Hoepli Editore, il Trattato fondamentale di fotografia, un manuale accolto con entusiasmo dal pubblico e adottato da diverse scuole di fotografica. L’anno successivo inizia la realizzazione di un documentario biografico prodotto da LaDoc Film di Napoli e centrato sulla figura del musicista FM Einheit. Nello stesso periodo diventa coordinatore dei corsi video del Marche Music College di Senigallia. Il suo lavoro di ricerca è presentato alla IX Edizione di Fotografia – Festival internazionale di Roma (2010) ed in diverse città italiane ed europee attraverso esposizioni personali e collettive. Di lui hanno scritto: G. Bonomi, C. Canali, K. Hausel, G. Perretta, G. R. Manzoni, M. R. Montagnani, e G. Tinti.

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