Immagine staticaLo still life

Sergio Marcelli2 Aprile 20201744 min

Still life in inglese significa natura morta e viene usato per designare la fotografia d’oggetti inanimati, come nel caso della pubblicità. 

Still life di Daguerre del 1837

Insieme al paesaggio questo genere affonda la sua storia nelle origini della fotografia, se si considera che è del 1837 una delle prime nature morte realizzate da Daguerre

Essendo un tipo di fotografia a cui ci si può dedicare senza fretta, permette di fondere in tutta libertà creatività e tecnica ed anzi, in certi casi, lo esige proprio. Sul piano della composizione infatti gli obiettivi più usati sono quelli di focale medio lunga che, anche se impostati sui diaframmi più chiusi, hanno poca profondità di campo. Per questo motivo molto spesso si preferiscono gli obiettivi basculanti al fine di sfruttare la regola di Scheimpflug. Questa regola c’insegna che un’immagine è tutta nitida quando l’allungamento del piano dov’è l’obiettivo, l’allungamento del piano del sensore e l’allungamento del piano del soggetto s’incontrano in un punto. In pratica dunque ruotando l’obiettivo e, dove possibile, il dorso, si può controllare in modo selettivo la messa a fuoco.

Edward Weston, Peperone, 1930

Altro aspetto importante è l’illuminazione, che spesso deve affrontare problemi complessi e che solo in parte può essere risolta a partire dagli schemi d’illuminazione illustrati nei manuali di fotografia. Questo perché spesso ci si trova a dover illuminare materiali di natura diversa che richiederebbero schemi diversi e che comunque la luce va pensata anche in virtù dell’atmosfera che si vuol conferire.

Oggi purtroppo questo genere sembra interessare un pubblico sempre più ristretto sia in ambito commerciale che artistico. Nel primo caso perché la computer grafica e soprattutto le tecniche più sofisticate di rendering sono divenute nel tempo una valida alternativa alla fotografia. Nel secondo caso, e cioè nella fotografia di ricerca, forse perché richiede uno spazio e un’attrezzatura che non tutti possono permettersi.

Sergio Marcelli

Sergio Marcelli nasce ad Ancona nel 1971. Amante delle arti visive, si avvicina alla fotografia sin da bambino per approfondirla – dopo la maturità – con corso di visual design. Predilige il ritratto in studio, sperimenta l’uso della luce artificiale, lavora in medio o grande formato. Contemporaneamente si accosta all’audiovisivo, scoprendo una passione per il formato super 8. Appena ventiseienne inizia la carriera da insegnante, prima per una scuola di cinema promossa dalla Mediateca delle Marche, poi come docente di fotografia dell’Accademia Poliarte, dove resta fino al 2017. Nel 2000 si trasferisce a Berlino; qui entra in contatto del mondo artistico e realizza il suo primo cortometraggio che presenterà, nel 2007, al Festival Miden, in Grecia. Tornato in Italia nel 2004, lavora come fotografo commerciale pur continuando l’attività artistica e di ricerca. L’esperienza maturata gli permette di pubblicare, nel 2016 per Hoepli Editore, il Trattato fondamentale di fotografia, un manuale accolto con entusiasmo dal pubblico e adottato da diverse scuole di fotografica. L’anno successivo inizia la realizzazione di un documentario biografico prodotto da LaDoc Film di Napoli e centrato sulla figura del musicista FM Einheit. Nello stesso periodo diventa coordinatore dei corsi video del Marche Music College di Senigallia. Il suo lavoro di ricerca è presentato alla IX Edizione di Fotografia – Festival internazionale di Roma (2010) ed in diverse città italiane ed europee attraverso esposizioni personali e collettive. Di lui hanno scritto: G. Bonomi, C. Canali, K. Hausel, G. Perretta, G. R. Manzoni, M. R. Montagnani, e G. Tinti.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Related Posts

https://www.immaginepersistente.it/wp-content/uploads/2019/01/immagine-persistente-logo-header@2x-1.png
I nostri canali social

Immagine Persistente, 2020 © Tutti i diritti sono riservati