Immagine in movimentoSotto la pelle dell’uomo. Under the skin

Roberta Vinaccia12 Marzo 20201715 min

Pressoché dimenticato dal pubblico e poco considerato dalla critica, Under the skin di Jonathan Glazer ha ottenuto secondo chi scrive un trattamento ingiusto. La pellicola, che si avrebbe la tentazione di definire fantascientifica, svela ad un occhio attento ben altre riflessioni.

Dal romanzo da cui è tratta, Sotto la pelle di Michel Faber, la trasposizione cinematografica trae il nucleo della vicenda tralasciando perà gli spunti politici e satirici e concentrandosi principalmente sull’azione: la spietata ricerca di vittime sacrificali terrestri da parte di due alieni. Uno di questi, non sfiorato apparentemente da alcun sentimento, dopo essere entrato nella pelle di una bellissima donna morta si sposta in macchina alla ricerca di uomini da sedurre e condurre via. Si tratta di ragazzi soli e senza legami, trovati in strada e attirati con un pretesto, bloccati poi in una sorta di dimensione parallela in cui si disintegrano, lasciando soltanto il vuoto involucro della loro pelle.

L’aliena interpretata da Scarlett Johansson è incorniciata da inquadrature fisse, accompagnata da tempi cadenzati ma tesi, seguita costantemente da un’estrema freddezza registica che ha però il risultato di amplificare il coinvolgimento e l’attesa. Anche l’ambientazione, una cupa e piovosa Scozia, sembra portare a compimento ogni azione in maniera perfetta, sublimando l’intreccio e sottolineando lo squallore, accentuando la solitudine che impregna ogni cosa.

Dopo aver ottenuto la pelle di diversi uomini l’aliena, nella sua seducente pelle, si imbatte in un ragazzo dal corpo deformato: un inaspettato quanto improvviso sentimento di compassione la porta a liberare la vittima suscitando l’ira dell’altro alieno. Costretta a scappare, la protagonista inizia a provare esperienze umane (mangiare, prendere l’autobus, avere rapporti sessuali) senza esito. Cadendo a terra non sa come rialzarsi, non avendolo mai imparato.

Dopo aver trascorso del tempo in casa di un uomo che aveva cercato di aiutarlo, l’essere alieno con il corpo di donna scappa in un bosco innevato dove un altro individuo tenta di molestarlo, distruggendo così il perfetto involucro di pelle. Emerge il vero corpo dell’alieno a cui l’uomo, spaventato, dà fuoco.

Il punto di vista alieno, l’occhio altro, risulta quasi un omaggio nella sua accurata descrizione visiva del genere umano, nonché una crudele sottolineatura delle sue debolezze, che tuttavia rappresentano proprio ciò che finisce per “umanizzare” la protagonista. Non si tratta sicuramente di un film d’azione, fatto che ha probabilmente disilluso le aspettative del pubblico. Siamo al cospetto di uno sguardo molto particolare e ampio sull’esistenza umana e sulla diversità. Non capita molto spesso che un regista provi a svelare ciò che si nasconde sotto la pelle dell’umanità, soprattutto attraverso una storia di questo genere.

Roberta Vinaccia

Roberta Vinaccia si laurea in Filologia moderna con una tesi in Filosofia del testo, pubblicata poi col titolo "L’occhio che sente. Cinema e sintassi dello sguardo". Dopo il diploma come videomaker collabora alla realizzazione di video, lungometraggi e web serie, lavorando su numerosi set. Insegna Italiano nelle scuole superiori.

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