Immagine staticaLa fotografia nella cerimonia

Sergio Marcelli27 Febbraio 20201944 min

Non disdegno la fotografia di matrimonio – però non mi piacciono granché i fotografi matrimonialisti. In teoria la fotografia di cerimonia dovrebbe essere né più né meno che un racconto fotografico e la lettura dovrebbe rispettare i termini del linguaggio fotografico. A ben pensare è scorretto anche considerarla un genere a sé poiché di fatto si tratta di una particolare espressione del fotoracconto o, se si preferisce, del reportage: poco conta che chi viene fotografato sia vestito a nozze o meno. Eppure da sempre la fotografia di cerimonia offre fin troppi esempi di come non si dovrebbe assolutamente lavorare. 

Un esempio di una foto d’effetto che però non racconta nulla.

Un buon servizio di matrimonio dovrebbe essere il racconto pulito di una giornata, senza forzature di alcun genere ma purtroppo le cose raramente stanno così. Spesso molti fotografi nell’incapacità di realizzate immagini ben composte, finiscono per trovare soluzioni di dubbio gusto, utili solo a camuffare i propri limiti. Perché non dimentichiamo un fatto fondamentale: il fotografo professionista non dovrebbe vendere macchine fotografiche o servizi di sviluppo e stampa, ma dovrebbe semplicemente scattare foto. E invece? Invece si fa un gran minestrone tra fotografo e fotonegoziante, con il risultato che spesso chi si vende come fotografo di fatto è tutt’altro.

 

Uno scatto di cerimonia altro non è che uno scatto di fotografia da strada.

Si prenda ad esempio il caso del fotolibro: si tratta a ben vedere di un lavoro d’impaginazione e di rilegatura che poco ha a che vedere con la fotografia. Eppure se vai a chiedere di un servizio di matrimonio non si parla affatto di fotografia e la prima cosa che vien mostrata è un bel fotolibro, di cui vengono elogiati tanti particolari senza però approfondirne i punti deboli, come la qualità della stampa o dei materiali utilizzati per finire alla dubbia durevolezza. Non che in passato le cose fossero tanto diverse, nonostante esempi di come la cerimonia possa entrate nella storia della fotografia ce ne sono, da Doisneau (https://www.robert-doisneau.com/fr/portfolios/1902,mariages.htm) a Giacomelli. Ed è un peccato perché questo genere potrebbe essere un ottimo mezzo per educare il grande pubblico all’immagine fotografica.

Sergio Marcelli

Sergio Marcelli nasce ad Ancona nel 1971. Amante delle arti visive, si avvicina alla fotografia sin da bambino per approfondirla – dopo la maturità – con corso di visual design. Predilige il ritratto in studio, sperimenta l’uso della luce artificiale, lavora in medio o grande formato. Contemporaneamente si accosta all’audiovisivo, scoprendo una passione per il formato super 8. Appena ventiseienne inizia la carriera da insegnante, prima per una scuola di cinema promossa dalla Mediateca delle Marche, poi come docente di fotografia dell’Accademia Poliarte, dove resta fino al 2017. Nel 2000 si trasferisce a Berlino; qui entra in contatto del mondo artistico e realizza il suo primo cortometraggio che presenterà, nel 2007, al Festival Miden, in Grecia. Tornato in Italia nel 2004, lavora come fotografo commerciale pur continuando l’attività artistica e di ricerca. L’esperienza maturata gli permette di pubblicare, nel 2016 per Hoepli Editore, il Trattato fondamentale di fotografia, un manuale accolto con entusiasmo dal pubblico e adottato da diverse scuole di fotografica. L’anno successivo inizia la realizzazione di un documentario biografico prodotto da LaDoc Film di Napoli e centrato sulla figura del musicista FM Einheit. Nello stesso periodo diventa coordinatore dei corsi video del Marche Music College di Senigallia. Il suo lavoro di ricerca è presentato alla IX Edizione di Fotografia – Festival internazionale di Roma (2010) ed in diverse città italiane ed europee attraverso esposizioni personali e collettive. Di lui hanno scritto: G. Bonomi, C. Canali, K. Hausel, G. Perretta, G. R. Manzoni, M. R. Montagnani, e G. Tinti.

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