Immagine in movimentoBellissima. Dal neorealismo verso la commedia all’italiana

Roberta Vinaccia20 Febbraio 20201495 min

Alessandro Blasetti cerca una bambina per una parte nel suo nuovo film. Madri e figlie accorrono a Cinecittà. Maddalena Cecconi è vestita di scuro e si muove attraverso una folla vociante; ha perso la figlia Maria: la sua eleganza si dissolve quando ritrova la piccola e la rimprovera in romanesco. La donna si imbatte quindi in Alberto Annovazzi, un marginale collaboratore di Blasetti, che riesce a strapparle cinquemila lire con la promessa di raccomandare la bambina al regista. ll giovane, che con i soldi estorti compra una Lambretta, viene invitato in famiglia e arriva a fare delle avances a Maddalena che però rifiuta, riuscendo finalmente a cogliere l’inganno. Dal canto suo Maria non ha alcun interesse per il cinema né per le attività artistiche cui la madre la costringe quotidianamente. Durante l’atteso provino la bambina scoppia a piangere, derisa da tutta la troupe. Maddalena si rende conto degli errori commessi e, dopo aver vagato per la città con Maria, torna a casa e vi trova inaspettatamente gli assistenti di Blasetti: vogliono scritturare la piccola per il film. Ma quei due milioni di lire rappresenterebbero la sua vera sconfitta di madre…

Visconti gira questo film in un anno significativo, quello che comunemente decreta la fine del neorealismo puro. Soltanto un anno prima, nel 1950, aveva portato a termine La terra trema, pellicola con un preciso “risvolto nazionale”: far sorgere una coscienza collettiva nelle popolazioni del meridione d’Italia. Visconti aveva riletto I Malavoglia applicandovi il pensiero marxista, basando tutta la storia sulla lotta di classe come dato fondamentale della realtà storica. In Bellissima al centro dell’azione vi è una questione privata, elaborata in un’ottica personale e attraverso una tematica estetica; è la vicenda di una donna in crisi (come lo era il neorealismo, verso cui il film stesso si mostra critico), e il contrasto avviene proprio tra il mondo del cinema e l’ambiente popolare romano. Blasetti incarna il sistema cinematografico, Maddalena è una madre frustrata che inconsciamente riversa sulla figlia i desideri che non ha potuto realizzare: “Recitare. In fondo che è recità? Se io mo me credessi d’esse n’antra, se facessi finta de esse n’antra, ecco che recito”. È Maddalena a sentirsi la vera protagonista di questa strana corsa al successo.

La fine delle illusioni corrisponde all’emergere di una nuova coscienza di madre, mentre una Roma immorale e corrotta  -rappresentata anche dal giovane e spregiudicato Annovazzi- va a contrapporsi alle scelte della sana famiglia Cecconi. L’equilibrio finale viene raggiunto soltanto con il distacco totale da ogni “elemento cinematografico” e con il raccoglimento nel tranquillo ambiente familiare. Nove anni dopo Fellini girerà La dolce vita, portando a compimento la parabola del vivere mondano nella Roma degli opposti. Ma stavolta sarà impossibile trovare un luogo sicuro in cui rifugiarsi.

Roberta Vinaccia

Roberta Vinaccia si laurea in Filologia moderna con una tesi in Filosofia del testo, pubblicata poi col titolo "L’occhio che sente. Cinema e sintassi dello sguardo". Dopo il diploma come videomaker collabora alla realizzazione di video, lungometraggi e web serie, lavorando su numerosi set. Insegna Italiano nelle scuole superiori.

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