Immagine staticaIl fascino della menzogna

Sergio Marcelli2 Gennaio 20202664 min

La verità – che cos’è la verità?

Quando si osserva una fotografia automaticamente si pensa che quello che mostra sia vero, come in una sineddoche del mondo visibile – la parte sta per tutto.

Alfred Stevens, “Verità e bugia”.

Basta che io possa vedere la foto di un qualsiasi avvenimento e questo già mi permette di darne un giudizio. Tralasciando il fatto che qualsiasi immagine potrebbe benissimo essere costruita o manipolata, la domanda che dovrebbe venire in mente è se quel particolare stato di cose che una certa foto mostra non sia altro che una mezza verità. E come tale più che farsi ambasciatrice di fatti reali non finisca per essere semplicemente una menzogna ben vestita. Prendiamo il caso di una delle tante foto prese nei Konzentrationslager subito dopo la liberazione, quelli che in quegli scatti sono i buoni diventano i carnefici a Hiroshima e a Nagasaki. Chiaramente i fatti storici li conosciamo tutti, e il giudizio che si può dare sugli eventi catastrofici del secondo conflitto mondiale non sono opinabili. Ma cosa sarebbe se d’un botto perdessimo la memoria storica e le uniche tracce del passato fossero gli scatti delle due bombe atomiche? Certo, ogni fotografia per sua natura rimanda alla realtà, ma proprio per questo può benissimo essere una menzogna ben mimetizzata e camuffata. D’altronde il fotografo non vuol essere uno storico: anche il più convinto reporter è un partigiano, combatte la propria guerra, che è fatta non con le armi ma con le immagini, e nelle foto che propone non vi è affatto nulla di oggettivo. Tutt’altro. 

Un esperimento nucleare.

Ed è proprio questo il lato più intricante della fotografia, il fatto che ci permetta di mentire, giocando sulla verosimiglianza delle immagini. Ogni scatto è allora una messa in scena, e poco conta se quel che mostra sia il frutto di una composizione studiata o casuale. 

Sergio Marcelli

Sergio Marcelli nasce ad Ancona nel 1971. Amante delle arti visive, si avvicina alla fotografia sin da bambino per approfondirla – dopo la maturità – con corso di visual design. Predilige il ritratto in studio, sperimenta l’uso della luce artificiale, lavora in medio o grande formato. Contemporaneamente si accosta all’audiovisivo, scoprendo una passione per il formato super 8. Appena ventiseienne inizia la carriera da insegnante, prima per una scuola di cinema promossa dalla Mediateca delle Marche, poi come docente di fotografia dell’Accademia Poliarte, dove resta fino al 2017. Nel 2000 si trasferisce a Berlino; qui entra in contatto del mondo artistico e realizza il suo primo cortometraggio che presenterà, nel 2007, al Festival Miden, in Grecia. Tornato in Italia nel 2004, lavora come fotografo commerciale pur continuando l’attività artistica e di ricerca. L’esperienza maturata gli permette di pubblicare, nel 2016 per Hoepli Editore, il Trattato fondamentale di fotografia, un manuale accolto con entusiasmo dal pubblico e adottato da diverse scuole di fotografica. L’anno successivo inizia la realizzazione di un documentario biografico prodotto da LaDoc Film di Napoli e centrato sulla figura del musicista FM Einheit. Nello stesso periodo diventa coordinatore dei corsi video del Marche Music College di Senigallia. Il suo lavoro di ricerca è presentato alla IX Edizione di Fotografia – Festival internazionale di Roma (2010) ed in diverse città italiane ed europee attraverso esposizioni personali e collettive. Di lui hanno scritto: G. Bonomi, C. Canali, K. Hausel, G. Perretta, G. R. Manzoni, M. R. Montagnani, e G. Tinti.

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