Immagine in movimentoTangerine, una folle corsa

Roberta Vinaccia28 Novembre 20194683 min

È la vigilia di Natale e Sin-dee è appena uscita di prigione, dopo ventotto giorni. In una calda e movimentata Los Angeles si intrecciano e si svelano varie sottoculture metropolitane. Seduta al tavolino di un negozio di ciambelle, Alexandra racconta all’amica appena tornata in libertà che il suo ragazzo, nonché suo magnaccia, l’ha tradita ripetutamente durante la prigionia con Dinah, un’altra prostituta del “giro”. Inizia così una estenuante e violenta corsa per le vie della città, la ricerca di un amore fedifrago che ha i toni accesi di una fotografia spietatamente satura e di un’esaltante colonna sonora.

Il film è stato girato interamente con smartphone a causa di un budget limitatissimo e le due attrici transgender, Kitana Kiki Rodriguez e Mya Taylor, evidentemente non professioniste, esplodono letteralmente nello schermo con una forte presenza scenica (struggente e surreale al tempo stesso la scena dell’esibizione nel pub in cui Alexandra paga il proprietario per poter cantare).

Il film diretto da Sean Baker nel 2015, indipendente in tutto e per tutto, mostra delle persone reali e non dei luoghi comuni, evita il cliché, non usa toni paternalistici o pietistici, non vuole piacere a tutti i costi. Ci mostra la realtà, che ci crediamo o no. La realtà delle famiglie “di facciata”, la realtà delle strade metropolitane. E alla fine è impossibile non empatizzare con le protagoniste, legate fra loro da un fortissimo sentimento di amicizia che emerge soprattutto in un finale incredibilmente commovente. Tangerine, oltre ad essere un esperimento, oltre a rappresentare una barriera cinematografica superata per tecniche e contenuti, è un’opera di umanità sconcertante che rende giustizia a tutta una serie di figure “sotterranee” e bistrattate, è un’opera dell’oggi contro chi continua a volgere la testa ad una passato spesso soltanto immaginato.

Roberta Vinaccia

Roberta Vinaccia si laurea in Filologia moderna con una tesi in Filosofia del testo, pubblicata poi col titolo "L’occhio che sente. Cinema e sintassi dello sguardo". Dopo il diploma come videomaker collabora alla realizzazione di video, lungometraggi e web serie, lavorando su numerosi set. Insegna Italiano nelle scuole superiori.

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