Immagine in movimentoEffetto notte. Il cinema che impera non è (sempre) la vita

Roberta Vinaccia31 Ottobre 20194774 min

I film sono più armoniosi della vita, non ci sono intoppi nei film, non ci sono rallentamenti. I film vanno avanti come i treni, capisci? Come i treni nella notte.

Con queste parole il regista Ferrand invita uno degli attori principali del suo film Vi presento Pamela a lasciare da parte i problemi e i capricci della vita privata per continuare le riprese. Lo show deve andare avanti: ci troviamo su un set cinematografico a Nizza, si gira un film classico, un melodramma ancora privato. Il racconto dei giorni di riprese diventa il modo per racchiudere vita e film, per unire esperienza e finzione in un unico luogo fisico. Ogni personaggio incarna più o meno marcatamente uno stereotipo del variegato mondo della settima arte: c’è la diva italiana al tramonto della sua carriera, l’attrice bellissima ma fragile e insicura, il giovane attore dall’infanzia difficile col suo dramma sentimentale, la ragazza facile che gira sul set in cerca di attenzioni e, sopra tutti, il cineasta, che è anche un po’ psicologo e un po’ consigliere, artista e contrattatore, l’occhio che crea il nuovo ma che guarda attentamente intorno a sé per vedere e comprendere il già esistente.

Già dal titolo un vero omaggio al cinema, un’opera densa di citazioni e una pura dichiarazione d’amore: durante le riprese Ferrand-Truffaut si fa recapitare un pesante pacco con libri su Dreyer, Buñuel, Lubitsch, Bergman, Godard, Rossellini, Bresson, Hitchcock (e ce li mostra tutti). Di notte forse dorme un po’, ma sogna anche il furto di immagini in un cinema chiuso. Sono i fotogrammi dei film di Orson Welles.

Sogno e realtà, vita e finzione si intrecciano e si allontanano fino al trionfo dell’arte, che deve però morire per rinascere dalle sue ceneri a nuova e diversa vita, adeguarsi ai tempi, ai suoi stessi cambiamenti e sottostare alla realtà che muta per poi nuovamente scavalcarla, in una sorta di moto perpetuo. Un’opera sul cinema che diventa anche lo spartiacque con cui Truffaut cerca quasi di delineare, attraverso la metafora della morte dell’attore “anziano”, la fine di una certa cinematografia: “Si abbandoneranno gli studi di posa, i film saranno girati per le strade, senza vedette e senza copione. Non si faranno più film come Vi presento Pamela.”

Roberta Vinaccia

Roberta Vinaccia si laurea in Filologia moderna con una tesi in Filosofia del testo, pubblicata poi col titolo "L’occhio che sente. Cinema e sintassi dello sguardo". Dopo il diploma come videomaker collabora alla realizzazione di video, lungometraggi e web serie, lavorando su numerosi set. Insegna Italiano nelle scuole superiori.

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