Immagine in movimentoA proposito di pantomima

Sergio Marcelli26 Settembre 20193304 min

La conquista del sonoro nel cinema arriva alla fine degli anni Venti, quando finalmente si riesce a sincronizzare immagini e suono.

Prima di allora, al fine di ridurre le didascalie al minimo, si faceva uso, unitamente alle tecniche di montaggio, della recitazione o, meglio, della pantomima. Nata in Grecia e diffusa a Roma sin dal 1° sec. a. C., consiste nella rappresentazione scenica muta, accompagnata al più dalla musica.

Tra i maestri di quest’arte va ricordato sicuramente Charlie Chaplin che male accolse il sonoro, tanto da dirigere uno degli ultimi capolavori del muto: Luci della città, uscito nel 1931.

«Dall’avvento del sonoro, che furoreggiava ormai da tre anni – scrive Chaplin nell’Autobiografia –, gli attori avevano quasi disimparato a recitare pantomime. Tutto il loro tempismo se ne andava in chiacchiere e non in azione.»

Nonostante i tempi siano ormai cambiati, Luci della città sarà un gran successo d’incassi, ma al tempo stesso segnerà anche la fine di un genere e con esso anche la fine di Charlot il celebre personaggio impersonificato dal maestro inglese.

Chaplin in Luci delle città (1931)

Chaplin è però un caso raro nella storia del cinema, infatti gran parte degli attori suoi contemporanei non riuscirono ad adattarsi alle nuove tecniche di recitazione cinematografica. Tra questi va sicuramente ricordata, nostro malgrado, la figura mastodontica di Buster Keaton, famoso per le imprese acrobatiche che realizzava senza l’uso di controfigure.

Se però con la fine del muto moriva uno stile di recitazione, la pantomima non scomparve mai completamente del tutto, e trovò anzi diversi esempi felici anche in tempi più recenti, soprattutto nel genere comico. Avete presente Jerry Lewis alle prese con una macchina da scrivere invisibile oppure dirigere un’orchestra immaginaria? O, nei giorni nostri, il celebre personaggio impersonato da Rowan Atkinson, Mr. Bean?

Buster Keaton in The General (1926)

Sergio Marcelli

Sergio Marcelli nasce ad Ancona nel 1971. Amante delle arti visive, si avvicina alla fotografia sin da bambino per approfondirla – dopo la maturità – con corso di visual design. Predilige il ritratto in studio, sperimenta l’uso della luce artificiale, lavora in medio o grande formato. Contemporaneamente si accosta all’audiovisivo, scoprendo una passione per il formato super 8. Appena ventiseienne inizia la carriera da insegnante, prima per una scuola di cinema promossa dalla Mediateca delle Marche, poi come docente di fotografia dell’Accademia Poliarte, dove resta fino al 2017. Nel 2000 si trasferisce a Berlino; qui entra in contatto del mondo artistico e realizza il suo primo cortometraggio che presenterà, nel 2007, al Festival Miden, in Grecia. Tornato in Italia nel 2004, lavora come fotografo commerciale pur continuando l’attività artistica e di ricerca. L’esperienza maturata gli permette di pubblicare, nel 2016 per Hoepli Editore, il Trattato fondamentale di fotografia, un manuale accolto con entusiasmo dal pubblico e adottato da diverse scuole di fotografica. L’anno successivo inizia la realizzazione di un documentario biografico prodotto da LaDoc Film di Napoli e centrato sulla figura del musicista FM Einheit. Nello stesso periodo diventa coordinatore dei corsi video del Marche Music College di Senigallia. Il suo lavoro di ricerca è presentato alla IX Edizione di Fotografia – Festival internazionale di Roma (2010) ed in diverse città italiane ed europee attraverso esposizioni personali e collettive. Di lui hanno scritto: G. Bonomi, C. Canali, K. Hausel, G. Perretta, G. R. Manzoni, M. R. Montagnani, e G. Tinti.

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