AnalogicoImmagine staticaUno sviluppo ecologico

Sergio Marcelli11 Luglio 20193925 min

Ricordo che Oliviero Toscani in un’intervista affermò di preferire il digitale perché più ecologico. Probabilmente non era a conoscenza di particolari sviluppi per il bianconero come il Caffenol.

Si tratta di un rivelatore la cui formula è diffusa in rete e negli ultimi anni prodotta da Ars Imago, che fa leva su prodotti di uso comune: il caffè, preferibilmente solubile, la vitamina C ed il carbonato di sodio, noto con il nome commerciale di soda solvay.

Un negativo di media sensibilità sviluppato con la formula al caffè e alla vitamina. © 2019 (Sergio Marcelli)

Il caffè è un rivelatore per il bianconero le cui caratteristiche sono note da tempo: usato da solo restituisce un contrasto troppo basso ma sviluppa bene le ombre. Per questo lo si combina con la vitamina C che invece è uno sviluppo più energico, usato fra l’altro nello Xtol della Kodak.

Affinché l’azione di annerimento abbia luogo, serve però un ambiente alcalino: la sostanza usata per questo scopo prende il nome di accelerante e, nel caso in esame, è il carbonato di sodio. La formula a questo punto è pronta, tuttavia durante lo sviluppo può accadere che parte dell’argento non esposto tenda ad annerire, producendo il cosiddetto velo. Per limitare questo effetto dannoso può essere utile aggiungere una soluzione come il bromuro di potassio, in piccolissime quantità. Oppure omettere quest’ultimo riducendo in proporzione la dose di accelerante.

Purtroppo per il Caffenol esistono diverse formule diffuse in rete ma non sempre le tabelle con i tempi di trattamento delle pellicole, che quindi vanno testati. La formula nota come Caffenol CL ovvia questo inconveniente. Nata per lo stand development – uno sviluppo che non richiede agitazioni se non per il primo minuto – la durata è di un’ora indipendentemente dal film che si sta trattando. Caratteristica di questo procedimento è che il rivelatore perde efficacia laddove lavora di più, cioè nelle zone più annerite dalla luce, mentre prosegue nelle ombre, con il risultato di migliorare la nitidezza e compensare possibili errori di esposizione.

Nonostante lo sviluppo faccia leva su prodotti che si trovano anche al supermercato, sarebbe preferibile usare chimici puri, acquistabili in farmacia o presso i rivenditori di materiale per la fotografia. In alternativa si può acquistare il kit Ars Imago, da sciogliere in acqua prima dell’uso

Sergio Marcelli

Sergio Marcelli nasce ad Ancona nel 1971. Amante delle arti visive, si avvicina alla fotografia sin da bambino per approfondirla – dopo la maturità – con corso di visual design. Predilige il ritratto in studio, sperimenta l’uso della luce artificiale, lavora in medio o grande formato. Contemporaneamente si accosta all’audiovisivo, scoprendo una passione per il formato super 8. Appena ventiseienne inizia la carriera da insegnante, prima per una scuola di cinema promossa dalla Mediateca delle Marche, poi come docente di fotografia dell’Accademia Poliarte, dove resta fino al 2017. Nel 2000 si trasferisce a Berlino; qui entra in contatto del mondo artistico e realizza il suo primo cortometraggio che presenterà, nel 2007, al Festival Miden, in Grecia. Tornato in Italia nel 2004, lavora come fotografo commerciale pur continuando l’attività artistica e di ricerca. L’esperienza maturata gli permette di pubblicare, nel 2016 per Hoepli Editore, il Trattato fondamentale di fotografia, un manuale accolto con entusiasmo dal pubblico e adottato da diverse scuole di fotografica. L’anno successivo inizia la realizzazione di un documentario biografico prodotto da LaDoc Film di Napoli e centrato sulla figura del musicista FM Einheit. Nello stesso periodo diventa coordinatore dei corsi video del Marche Music College di Senigallia. Il suo lavoro di ricerca è presentato alla IX Edizione di Fotografia – Festival internazionale di Roma (2010) ed in diverse città italiane ed europee attraverso esposizioni personali e collettive. Di lui hanno scritto: G. Bonomi, C. Canali, K. Hausel, G. Perretta, G. R. Manzoni, M. R. Montagnani, e G. Tinti.

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