Immagine staticaAlcune note sui riflessi

Sergio Marcelli27 Giugno 20193565 min

Diabolus simia dei, recita un vecchio adagio: il diavolo scimmiotta Dio – Luce! – ripete il direttore della fotografia in un film: – sia fatta luce

In un set italiano, con una troupe romana, difficilmente m’immagino che il direttore della fotografia stia a pensare al latino o alla Bibbia. Neppure ad Archimede, probabilmente, che con banalissimi specchi incendiava le navi nemiche. Semplici luci riflesse, si direbbe. È lo stesso fenomeno – la riflessione – sfruttato per le riprese finali di Zabrskie point (1970) di Michelangelo Antonioni, e cioè la celebre sequenza della villa nel deserto che salta in aria. Filmata da 17 cineprese – alcune delle quali usate al rallentatore con 3000 fotogrammi al secondo – è illuminata da numerosi pannelli di carta argentata con cui riflettere i raggi del sole diretto.

Questo fenomeno luminoso, che prende il nome di legge della riflessione della luce, è noto da tempi antichissimi, ed è descritto nell’opera di Euclide (300 a.C.). Si tratta della terza legge fondamentale dei fenomeni ottici, e la sua comparsa è legata all’uso di specchi, fatti con superfici metalliche e noti già in antichità.

A descriverne le possibili speculazioni in ambito figurativo è Leonardo che osserva come i lumi riflessi (…) spiccano le figure dai loro campi, cioè danno risalto alle ombre. E li impiega per il ritratto che, seppure ambientato in esterni, esegue in bottega.

La luce di un volto è sempre qualcosa di delicato, e al pittore attento ai dettagli era balzato alla vista come il chiaroscuro migliorasse con un riflesso che schiarisse le ombre. Come tipico per il personaggio, anticipava di qualche secolo quella che sarebbe diventata una comune pratica fotografica. I riflessi sono infatti oggi usati o per compensare le ombre prodotte dalla luce principale, come faceva Leonardo, o per ricreare particolari schemi dove l’illuminazione non è mai data direttamente sul soggetto.

Lo scatto è stato realizzato utilizzando esclusivamente una luce riflessa, come si vede nell’illustrazione seguente © 2019 (Sergio Marcelli)

 

La luce proveniente da uno spot è stata riflessa su un foglio di carta argentata, e quindi ancora da uno specchio e da diversi pannelli di polistirolo. Un’illuminazione di questo tipo prende il nome di gabbia di luce e trova utilizzo quando si fotografano soggetti cromati o lucidi per ricreare un’illuminazione morbida e diffusa © 2019 (Sergio Marcelli)

 

Sergio Marcelli

Sergio Marcelli nasce ad Ancona nel 1971. Amante delle arti visive, si avvicina alla fotografia sin da bambino per approfondirla – dopo la maturità – con corso di visual design. Predilige il ritratto in studio, sperimenta l’uso della luce artificiale, lavora in medio o grande formato. Contemporaneamente si accosta all’audiovisivo, scoprendo una passione per il formato super 8. Appena ventiseienne inizia la carriera da insegnante, prima per una scuola di cinema promossa dalla Mediateca delle Marche, poi come docente di fotografia dell’Accademia Poliarte, dove resta fino al 2017. Nel 2000 si trasferisce a Berlino; qui entra in contatto del mondo artistico e realizza il suo primo cortometraggio che presenterà, nel 2007, al Festival Miden, in Grecia. Tornato in Italia nel 2004, lavora come fotografo commerciale pur continuando l’attività artistica e di ricerca. L’esperienza maturata gli permette di pubblicare, nel 2016 per Hoepli Editore, il Trattato fondamentale di fotografia, un manuale accolto con entusiasmo dal pubblico e adottato da diverse scuole di fotografica. L’anno successivo inizia la realizzazione di un documentario biografico prodotto da LaDoc Film di Napoli e centrato sulla figura del musicista FM Einheit. Nello stesso periodo diventa coordinatore dei corsi video del Marche Music College di Senigallia. Il suo lavoro di ricerca è presentato alla IX Edizione di Fotografia – Festival internazionale di Roma (2010) ed in diverse città italiane ed europee attraverso esposizioni personali e collettive. Di lui hanno scritto: G. Bonomi, C. Canali, K. Hausel, G. Perretta, G. R. Manzoni, M. R. Montagnani, e G. Tinti.

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