Immagine in movimentoLa narrazione – Introduzione alla struttura

Ruben Lagattolla14 Marzo 20196107 min

La Verità con la “V” maiuscola è situata dietro, oltre, dentro, sotto la superficie delle cose: tiene insieme la realtà oppure la smembra, e non può essere osservata direttamente

Un'immagine di Ruben Lagattolla
Un’immagine di Ruben Lagattolla

Un fatto, per quanto minutamente osservato è una verità con la “v” minuscola. La Verità con la “V” maiuscola è situata dietro, oltre, dentro, sotto la superficie delle cose: tiene insieme la realtà oppure la smembra, e non può essere osservata direttamente.

Vedere solo ciò che risulta visibile e reale è superficiale, cieco nei confronti della vita reale.

I fatti sono neutri.

La giustificazione più debole per inserire qualunque cosa in una storia è: “È successo veramente”. Ciò che avviene è un fatto, non la verità.

La verità, nell’ambito di un racconto, è quello che noi pensiamo di quanto accade. Questo assunto non vuole essere una giustificazione ad inventare bugie, bensì a spostare la mente di narratore dalla realtà che sta intorno alla storia, alla realtà della storia che dobbiamo creare.

Il racconto prende vita all’interno dei suoi due confini principali, che sono Fatto e Narrazione. In questo spazio si sviluppa un’infinita gamma di possibilità.

Parlando di narrativa giungiamo alla questione della struttura. Un evento nella storia crea nella situazione esistenziale del personaggio un cambiamento significativo che viene espresso e vissuto nei termini di un valore.

Per rendere significativo un cambiamento è necessario esprimerlo – e che il pubblico lo elabori -– come un valore.

I valori della storia sono le qualità universali dell’esperienza umana che, da un momento all’altro, possono passare dal positivo al negativo e viceversa.

Vivo/morto è un valore della storia. Amore/odio, libertà/schiavitù, verità/bugia, coraggio/viltà, lealtà/tradimento, saggezza/stupidità, forza/debolezza, eccitazione/noia, bene/male, giusto/sbagliato, speranza/disperazione etc

Una scena è un’azione che avviene attraverso il conflitto in una condizione spazio-temporale più o meno invariata e che modifica, a livello di valori, la condizione esistenziale di un personaggio per quanto riguarda almeno uno di questi valori e con un grado di significato percepibile. Idealmente ogni scena è un evento della storia.

Condivido questi appunti secondo la riflessione che sto portando avanti nei documentari che realizzo. Spesso per il poco tempo a disposizione, ma più spesso per insufficiente padronanza del mezzo narrativo, quelle che chiamiamo storie, in realtà diventano dei ritratti, delle descrizioni. Spesso perché nell’attività di reportage sul campo non c’è tempo di seguire che gli eventi che stiamo seguendo vivano effettivamente un cambiamento. Per esempio nella liberazione di Mosul, non abbiamo avuto più occasione di tornare a conflitto terminato e di raccontare la vita dopo la cacciata dell’Isis, come ad esempio racconta ISIS Tomorrow (http://www.zalab.org/projects/isis-tomorrow-the-lost-souls-of-mosul/).

Nel montaggio, per creare una storia, ogni taglio deve permettere un piccolo passo avanti alla storia. Robert McKee, guru della sceneggiatura, autore del libro Story, suddivide la storia in varie sezioni

 – Il beat, la misura più piccola del racconto, la pulsazione, che in un susseguirsi diventa ritmo, sviluppo. Ogni serie di beats, racchiusi in una medesima “stanza” compone una scena.

  • Una scena è un’azione che avviene attraverso il conflitto in una condizione spazio temporale più o meno invariata e che modifica, a livello di valori, la condizione esistenziale di un personaggio per quanto riguarda uno di questi valori e con un grado di significato percepibile.
  • Una serie di scene compone una sequenza, che guida verso una modifica di valori ancora più grande.
  • Una serie di sequenze compone un atto. 
  • Una serie di atti compone una storia.

Ruben Lagattolla

Ruben Lagattolla è autore di documentari e reportages che toccano aspetti quali conflitti bellici, crisi umanitarie e cambiamento climatico. Nonostante il taglio giornalistico dei suoi lavori, l’aspetto narrativo e quello della fotografia non vengono mai trascurati. La sua indagine è sempre in tensione tra l’inquadratura perfetta e la ricerca dell’attimo da catturare con la videocamera. Tra la ricerca del significato profondo dell’immagine e la funzionalità del significante scelto per essa. Ha curato la fotografia di oltre cinquanta documentari e ha prodotto altrettanti reportages televisivi, principalmente per RSI (Radiotelevisione della Svizzera Italiana). Nel mondo ha lavorato in Costa d’Avorio, Togo, Burkina Faso, Marocco, Sud Sudan, Ruanda, Iraq, Siria, Giordania, Turchia, Balcani, Palestina, Israele, India, Filippine, Ucraina, Perù ed Ecuador e nel bacino del Mar Mediterraneo. Due volte l’anno tiene workshop sul reportage TV.

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