Immagine in movimentoLa narrazione – Introduzione

Ruben Lagattolla14 Febbraio 20192554 min

La fotografia per così dire “statica” ha una differenza sostanziale rispetto alla narrazione filmica

Il reporter Ruben Lagattolla

La fotografia per così dire “statica” ha una differenza sostanziale rispetto alla narrazione filmica, e cioè che è sincronica. Tutto quello che ti deve dire è già lì. Poi magari ci metti del tempo a cogliere i vari aspetti e quindi puoi avere bisogno di tempo per fruire o rielaborare una scena, ma tutto quello che ti deve dire è già lì.

Mentre se io ti devo raccontare una storia, ho bisogno di chiederti del tempo. Quindi la narrazione è diacronica, usa il tempo, per cui c’è un rapporto importante tra il tempo nella narrazione e il tempo della narrazione. Cioè, uno degli strumenti espressivi quando racconto una storia è “Quanto tempo ci metto a raccontarti un certo tempo della storia?” Cioè, “quanto ci metto a raccontarti una giornata?” Faccio l’Ulisse di Joyce, ci metto 1200 pagine per raccontarti una giornata, e quindi ci metti 30 giorni per leggerti un giorno. Quindi il rapporto tra il tempo Nella storia e il tempo Della storia è particolarmente dilatato. Se invece faccio come ne L’educazione sentimentale di Flaubert, per cui a un certo punto dico del personaggio “Egli viaggiò, conobbe la nostalgia dei porti e i risvegli all’alba sotto la tenda e vent’anni dopo tornò a casa”, vent’anni li ho raccontati in tre righe. Il rapporto è inverso.

Ovviamente questo crea degli effetti di ritmo.

Nella fotografia, o nella singola scena, questo rapporto tra i due piani temporali Nella storia e Della storia, che stanno in un rapporto, che i narratologi chiamano durata, non c’è.

Nella produzione video le possibilità sono infinite. Nel reportage, che di natura non possiede una sceneggiatura precompilata, il gioco è quello di dover comporre una storia illustrata sulla base delle immagini che si hanno a disposizione. L’abilità del narratore sta nel creare un ordine cronologico di queste immagini. Fare in modo che le immagini siano l’elemento fondamentale della fruizione della storia, cioè scrivo una storia, immaginando già i punti in cui ci devono essere le scene salienti, facendo in modo che chi non vede quelle immagini, la storia non la capisce, in modo tale che le immagini non siano un elemento accessorio della mia narrazione, ma un elemento fondante.

 

Estratto da una conversazione con Wu Ming 2; Ancona, Marzo 2017.

Ruben Lagattolla

Ruben Lagattolla è autore di documentari e reportages che toccano aspetti quali conflitti bellici, crisi umanitarie e cambiamento climatico. Nonostante il taglio giornalistico dei suoi lavori, l’aspetto narrativo e quello della fotografia non vengono mai trascurati. La sua indagine è sempre in tensione tra l’inquadratura perfetta e la ricerca dell’attimo da catturare con la videocamera. Tra la ricerca del significato profondo dell’immagine e la funzionalità del significante scelto per essa. Ha curato la fotografia di oltre cinquanta documentari e ha prodotto altrettanti reportages televisivi, principalmente per RSI (Radiotelevisione della Svizzera Italiana). Nel mondo ha lavorato in Costa d’Avorio, Togo, Burkina Faso, Marocco, Sud Sudan, Ruanda, Iraq, Siria, Giordania, Turchia, Balcani, Palestina, Israele, India, Filippine, Ucraina, Perù ed Ecuador e nel bacino del Mar Mediterraneo. Due volte l’anno tiene workshop sul reportage TV.

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